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cronache dal pensiero laterale
Ode ai complottisti
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2013

Immaginate di essere dei complottisti e di credere a qualsiasi storia si inventi il paranoico di turno, senza evidenze scientifiche, senza prove, ma solo perchè morbosamente attratti dall'ipotesi che ci sia una realtà altra che non vi viene raccontata.

Immaginate di credere alle scie chimiche (sebbene ci siano prove su prove che ne confutano l'esistenza), al signoraggio e al fatto che l'attentato dell'11 settembre, le bombe di Chicago e la sparatoria di Roma siano state organizzate dai servizi segreti.

Immaginate di passare il vostro tempo libero a guardare video e leggere libri fatti apposta per guadagnare soldi sulla pelle dei creduloni, poi di passare altro tempo libero a commentarli con altre persone credulone, poi di cominciare anche voi a scrivere di questi argomenti, sprofondando sempre di più in questo vortice di paranoia.

Immaginate ora i salti di gioia di chi oggi, senza complotti, senza scie chimiche, senza signoraggio cerca di far passare leggi che vi impoveriscono arricchendo ancora di più solo le categorie sociali già più abbienti e tutelate, che possono permettersi di fare lobby e pressioni su cose concrete mentre voi siete intenti a scrivere documenti da mandare al Parlamento Europeo perché facciano finire lo scandalo delle irrorazioni di bario.

Immaginate tutto questo e fatevi una domanda...


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permalink | inviato da herzog il 3/5/2013 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Dell'antipolitica e del Rio
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2013

La favola di Esopo "Al lupo, al lupo" è nota da ormai 2500 anni, non dovrebbe allora stupire che il maggior danno prodotto dall'antipolitica fine a se stessa sia quello di far sembrare ridicole anche le giuste richieste di cambiamento che la società civile pone verso un ceto politico sempre più autoreferenziale.

L'articolo di oggi di Nicola Fangareggi su 24emilia intitolato "Mediocrità e opportunismo" è solo l'ultimo degli esempi in tal senso riguardanti l'incompatibilità tra la carica di Sindaco e quella di Ministro di Graziano Del Rio.

Intendiamoci, la vicenda è stata gestita male da Del Rio da diversi punti di vista: prima sono state fatte dichiarazioni improvvide che non tenevano conto di quello che imponeva la situazione normativa (incompatibilità e decadenza dalla carica di Sindaco) e poi è mancato il coraggio di un corposo rimpasto di giunta che servisse da una parte a dare una risposta alla richiesta di rinnovamento uscita dalle ultime elezioni e dall'altra a fungere da raccordo tra la conclusa esperienza amministrativa e il progetto per il post-2014.

Stupisce quindi che, invece che muovere le giuste critiche a questo complesso passaggio, qualcuno punti il dito verso gli "assessori per cooptazione in virtù di un accordicchio tra correnti", come se la legge Bassanini che concede poteri quasi illimitati ai Sindaci non fosse vecchia ormai di 13 anni e come se invece, nel resto delle giunte d'Italia, gli assessori fossero invece eletti dal popolo. E' triste dirlo, ma non è così: non solo gli assessori sono di nomina esclusiva del Sindaco, ma la legge prevede anche che non sia obbligatorio indicare la squadra di governo in maniera preventiva, permettendo così ogni sorta di sorpresa post-elettorale; non mi risulta però che di questo si sia mai lamentato nessun giornale o nessun partito, nemmeno quel movimento 5 stelle che tanto (spesso giustamente) strilla contro i privilegi della casta e poi però a volte manca il bersaglio su questioni così dirimenti.

Stupisce anche che si dica che "dignità e correttezza nei confronti dei cittadini di Reggio imporrebbero l’elezione immediata di un nuovo sindaco", dimostrando perlomeno scarsa conoscenza dell'impianto legislativo: l'opzione di eleggere subito un nuovo Sindaco non esiste e non è mai esistita, se non appunto nel paese dell'antipolitica fine a se stessa; le elezioni anticipate per Reggio Emilia sono previste nella primavera 2014, e cioè nella stessa finestra temporale in cui finirebbe normalmente l'attuale consigliatura, e questo a prescindere da dimissioni, decadenze, reggenze o commissari. Non so quindi che dignità e correttezza ci sarebbero nel fare qualcosa (le elezioni oggi) che per legge non si può fare.

E in tutto questo non si confonda la critica alla critica con la difesa dell'esistente; il nemico del mio nemico non è necessariamente mio amico. I tempi (strettissimi) per uno scatto d'orgoglio del PD reggiano che produca una soluzione migliore del Del Rio ter con Ugo Ferrari alchemicamente trasmutato in Graziano, ci sarebbero ancora: certo è che questa richiesta dovrebbe però arrivare per poter essere perlomeno ragionata. Se invece preferiamo criticare leggi vecchie di 13 anni ed evocare elezioni immediate non possibili per legge, ben venga Ugo Ferrari: ognuno ha il (vice)sindaco che si merita.


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permalink | inviato da herzog il 3/5/2013 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La violenza del linguaggio
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2013
Non ho alcun dubbio sul fatto che né le minacce a Equitalia né l'imbrattamento della statua di Picelli siano opera di militanti del M5S. Al tempo stesso non ho alcun dubbio sul fatto che tutte e due gli eventi siano opera di elettori del M5S.

Vorrei ricordare che l'innalzamento dei toni ha SEMPRE contribuito a generare, in persone deboli psicologicamente, meccanismi che hanno portato ad eccessi di violenza. Non vorrei dover ricordare gli episodi xenofobi negli anni della Lega oppure gli attentati ad Equitalia nel periodo della campagna stampa diffamatoria contro l'agenzia di riscossione (che, mi piace sempre ricordare, è un'agenzia di riscossione totalmente pubblica e in quanto tale non ha colpa dei meccanismi penalizzanti per il cittadino, che invece discendono da leggi dello Stato).

L'imbarbarimento del linguaggio, le offese, le calunnie, oggi stanno producendo la stessa cosa: una campagna di odio verso le istituzioni che sfocerà sempre di più in atti violenti e barbari.

Non ho mai creduto alla teoria dei mandanti ideologici, nel senso che credo che chi compie un crimine ne debba avere la sola responsabilità penale. Certo è, però, che spero che chi oggi utilizza linguaggi cattivi, diffamanti, che utilizzano la retorica del disprezzo proverà almeno un po' di vergogna quando domani morirà qualcuno ucciso da chi rivendica (sbagliando) di agire in suo nome.

http://www.repubblica.it/politica/2013/03/05/news/email_m5s_contro_equitalia-53908331/?ref=HREC1-4

http://www.parmatoday.it/cronaca/statua-picelli-imbrattata-grillo-polemiche.html

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permalink | inviato da herzog il 5/3/2013 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Nostalgia, nostalgia canaglia. Ovvero, non c'è gusto in Italia ad essere di sinistra
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2013
Se non ci fosse desistenza da parte di Rivoluzione Civile perlomeno in Lombardia, dove è certa di non poter raggiungere l'8% al Senato e dove ogni voto preso alla coalizione di centrosinistra avvicina di molto l'ipotesi di un Monti bis, diventerebbe evidente come lo scopo di questa parte di sinistra non sia quello di spostare l'asse politica dell'Italia ma di fare di tutto per uccidere i compagni-rivali di SEL e del PD, anche a discapito del paese e degli ideali.

Di questo, per carità, non mi stupirei: sono decenni che in Italia a sinistra i partitini si sparano dietro l'un l'altro per distruggere l'avversario (che non è mai la destra, ma il rivale di sinistra); rimango però un po' amareggiato perché pensavo che i tempi fossero cambiati e invece siamo ancora fermi al 1998.

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Marketing creativo
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2012

Ricevo giornalmente inviti ad allungare il mio pene ed email di avvenenti (ma serie) ragazze russe che vogliono "sposare me". Se fossi un esperto di marketing creativo, suggerirei di spammare prodotti per accorciare il pene e dominatrici eschimesi ricoperte di pelli di foca: in fondo le nicchie sono il mercato del futuro...


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Etologia del femminicidio
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2012
Mi dispiace, ma io sul tema del femminicidio non ci sto.

Il termine "femminicidio" è un termine retrogrado, escludente e razzista, da qualunque parte lo si guardi.

Non esistono femminicidi, esistono omicidi. Se vogliamo parlare per forza di femminicidi, allora dobbiamo parlare anche di maschicidi (come chiamare altrimenti gli omicidi tra famiglie in alcune zone dei Balcani, che coinvolgono solo persone di sesso maschile?), di omocidi (come chiamare altrimenti gli omicidi ai danni di persone della comunità GLBT?), e così via. E dividendo in categorie, ognuno si sentirà in diritto di dire che sì, gli omocidi sono meno gravi dei maschicidi, che tutto sommato tra un omicidio normale e un femminicidio c'è differenza...

No, non c'è differenza. Un omicidio è un omicidio, che sia di donna, di uomo, di bambino, per gelosia, per prevaricazione, per faida. Ricordiamocelo, ed eviteremo interventi inqualificabili come quello del prete di Lerici.

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Risvolti psicologici nei rapporti (tra giovani uomini e giovani donne)
post pubblicato in Diario, il 21 dicembre 2012

Al di là di ogni schematizzazione, è evidente come nella società di oggi si scontrino due mondi inconciliabili, due diverse concezioni della vita di coppia.

Da una parte c'è la coppia intesa come elemento cardine e imprescindibile di un rapporto: il mondo agisce in subordine alla coppia stessa, che non accetta intromissioni esterne di alcun tipo.

Dall'altra c'è un nuovo concetto di relazione, di stampo sociale: la relazione nasce e cresce all'interno di un tessuto socio-culturale, e viene arricchita e compenetrata da stimoli e persone esogene alla coppia stessa.

Sia ben chiaro che non parlo di tradimenti, coppie aperte e simili, ma proprio di come ci si rapporta col mondo esterno: di come nel primo caso si tendano a giudicare come intrusive le persone terze se non esplicitamente inserite nel proprio contesto di tranquillità familiare (uscite tra coppie, uscite con altre famiglie con figli) mentre nel secondo la componente culturale e di gruppo ha la prevalenza, tanto che la coppia diventa non il fulcro ma un mattone di un insieme più complesso.

Il problema è che quando due persone appartenenti a questi due mondi diversi si incontrano la relazione è destinata alla catastrofe...




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Gli insegnanti, il quiz e il precariato: storia del peccato originale
post pubblicato in Diario, il 21 dicembre 2012

Le notizie a freddo sono sempre le più interessanti: i commenti si sono diradati e sopravvivono solo i meme più importanti, quelli che si sono radicati.

Il catastrofismo e le proteste contro il quiz per gli insegnanti hanno prodotto ad esempio alcune distorsioni della realtà.

È assurdo dire: "si giudicano gli insegnanti di greco da domande di logica e non di greco e non si valuta se sanno insegnare". Il quiz è stato una preselezione, e non una selezione. Le domande di materia e le prove di insegnamento arriveranno nelle prove selettive.
E' giusto invece dire che si giudicano gli insegnanti di greco ANCHE da quiz di logica e comprensione del testo (per non tacer dell'informatica e dell'inglese). La domanda che ci dovremmo porre allora è un'altra: nell'era di internet vorreste che vostro figlio avesse un insegnante non capace di ragionare in maniera logica o incapace di comprendere il significato di un testo scritto?

Fa poi sorridere la frase, oramai diventata comune, "sono quiz da Settimana enigmistica", evidentemente detta e riportata di continuo da persone che non hanno mai letto la Settimana enigmistica. Nella Settimana enigmistica non ci sono quiz di tipologia simile a quelli della prova preselettiva che invece, nella parte di logica, sono più simili ai quiz base per la misurazione del QI. Ovviamente, dire, "pretendete di misurare la capacità di un insegnante utilizzando i test per il QI" sarebbe stato un boomerang, e quindi è nata l'invenzione della settimana enigmistica.

Falso anche che per passare il quiz sia necessario conoscere termini astrusi quali "carter" e "martingala". A parte che definire "carter" un termine astruso non depone a favore di chi sposa questa tesi, è bene ricordare che in un test da 50 domande era necessario fare 35 punti per passare la prova, il che significa rispondere a 35 risposte esatte di cui si è certi (senza rispondere alle altre), oppure dare 40 risposte corrette provando a farlo tutto (ogni errore costava mezzo punto). Quindi per un "martingala" l'insegnante Martino non poteva perdere la cappa...

Tutto perfetto nel quiz, quindi? No, ovviamente. Se la parte di logica e quella di comprensione del testo sono a livello base, le parti di inglese e informatica sono troppo tecniche e creano disparità tra gli insegnanti di settore e quelli generici. Ha senso che si preselezionino gl insegnanti anche sulla base del fatto che sappiano usare un computer o sappiano comprendere una frase in inglese, ha molto meno senso pretendere che sappiano cosa vuol dire ALU o che conoscano le regole grammaticali di composizione di una frase al futuro in lingua straniera.

E tutto questo, comunque, svia da quella che avrebbe dovuto essere la domanda fondamentale, che nessuno ha avuto il coraggio di fare ma che i sindacati avrebbero dovuto porre con forza. Posto il diritto ai ragazzi di avere i migliori insegnanti possibili, in un'anomalia italiana di insegnanti rimasti precari per più di vent'anni, è corretto ricercare la bravura dei professori a tutti i costi a discapito del lavoro di persone formate in un altro contesto culturale e che non possono competere alla pari con i neolaureati di oggi?

In sostanza, l'anomalia non è forse che queste persone avrebbero dovuto essere messe di ruolo a prescindere, perché sul loro precariato hanno costruito la loro vita, e non si può scaricare su di loro la colpa di un sistema che li ha sfruttati con l'illusione di un lavoro più o meno stabile e oggi li sputa fuori perché sono stati formati in maniera diversa da quello che richiede la società di oggi? La meritocrazia si può costruire sui cadaveri di chi per vent'anni (non per colpa sua) è sempre stato giudicato meritevole, e oggi si sente dire all'improvviso che meritevole non è più?

Primarie del centrosinistra: il divertimento è assicurato
post pubblicato in Diario, il 10 novembre 2012
Ecco, a oggi (ogni giorno arrivano nuovi sviluppi), come pare si svolgeranno le primarie del centrosinistra.

1) Chi vuole votare deve presentarsi dal 4 al 25 novembre in un ufficio elettorale, dove verserà 2 euro farà qualche firma e riceverà un certificato di elettore. Questi uffici elettorali il 25 Novembre potranno essere spostati in zone adiacenti ai seggi elettorali (a DISCREZIONE di ogni comitato provinciale) ma non succederà in tutta Italia. In ogni caso, anche se saranno spostati vicino ai seggi, chi vuole votare il 25 Novembre senza essersi preregistrato dovrà fare due file, una per registrarsi e una per votare.

2) Esiste una registrazione online, fatta la quale viene detto che per votare basta presentarsi al proprio seggio nel giorno delle elezioni. Peccato che ieri sia uscito un comunicato stampa (http://www.baritoday.it/politica/primarie-centrosinistra-registrazione-online.html) che dice che registrandosi online "si manifesta solo l’intenzione di votare, ma non l’effettiva registrazione" e che quindi bisogna poi andare all'ufficio elettorale per registrarsi nuovamente, pagare i 2 euro e ritirare il certificato di elettore: esattamente il contrario di quello che viene detto al momento della registrazione online.

3) Il giorno delle votazioni bisogna presentarsi al seggio (individuato in base al numero di seggio nel quale si vota alle elezioni) con la propria tessera elettorale (quella che si usa per andare a votare normalmente, per intenderci), il certificato di elettore (quello ritirato negli uffici elettorali di cui parlavo prima) e un documento d'identità. Possono votare anche i cittadini stranieri muniti di permesso di soggiorno. Chi non trova in questo passaggio una contraddizione è un dirigente del PD (nel caso in cui i dirigenti del PD mi leggessero, spiego che è impossibile che un extracomunitario possieda una tessera elettorale o che abbia assegnato un seggio).

3bis) Rimane evidente che, essendo aperte le registrazioni in contemporanea con le votazioni, al seggio non può esserci un elenco aggiornato delle persone registrate, per cui per ammettere le persone al voto basta che si presentino munite del "certificato di elettore", certificato non solo tranquillamente falsificabile ma anche (ovviamente) già in mano a migliaia di persone (ne sono state consegnate decine di migliaia di copie in ogni provincia). Accetto scommesse che alla fine il numero dei votanti sarà superiore al numero degli iscritti a votare...

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Scienze del terzo mondo: ovvero l'Aquila all'epoca dei mass-media
post pubblicato in Politica, il 23 ottobre 2012
Il fatto che scienziati americani e giapponesi stiano criticando la sentenza sul terremoto dell'Aquila, ci fa capire la pochezza culturale dell'Italia.

Gli scienziati esteri partono da alcune considerazioni:
1) che gli scienziati condannati abbiano fatto il loro lavoro, e che quindi abbiano detto alla popolazione che i terremoti non si possono prevedere;
2) che la stampa italiana stia facendo il suo lavoro, e cioè riporti con correttezza la sentenza e le sue motivazioni;
3) che la comunità scientifica italiana sia imparziale nella sua analisi dei fatti.

Purtroppo per loro (e soprattutto per noi) nessuna di queste cose è vera: gli scienziati sono stati condannati proprio per non aver fatto il loro lavoro, cioè per aver fatto passare il messaggio che non c'erano rischi di terremoti (e che quindi, se non si possono prevedere i terremoti, perlomeno si possono prevedere i non-terremoti); la stampa italiana sta volontariamente mentendo sulla cosa, pubblicando articoli dai titoli significativi ("Processo alla previsione", "Previsione sbagliate", "Giudici da pazzi", "Terremoto trovati i colpevoli: non avevano sfere di cristallo") tesi a far credere che gli scienziati siano stati condannati per non aver previsto il terremoto; la comunità scientifica italiana si sta comportando in maniera lobbystica, difendendo l'indifendibile ("Previsione e prevenzione a rischio").

Ecco, gli scienziati americani e giapponesi criticano i nostri giudici: non mi sento di dargli torto se non gli passa per l'anticamera del cervello di pensare che i nostri mezzi di stampa e i nostri scienziati sono disonesti. In fondo loro abitano in paesi civili...

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permalink | inviato da herzog il 23/10/2012 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Io dico no
post pubblicato in Politica, il 16 ottobre 2012
La sinistra in Italia ha sempre, giustamente, rivendicato un primato morale: primato che non è secondario rispetto all'esistenza della sinistra ma ne è componente genetica fondamentale. Primato morale che non solo dovrebbe essere applicato all'attività istituzionale ma anche a quella politica, favorendo quella partecipazione diffusa che è ontologicamente invisa alle destre. La sinistra dovrebbe cioè "colmare la faglia che si è scavata tra cittadini e politica [...] in modo che buona politica e riscossa civica procedano affiancate" come si dice nello stesso documento programmatico del centrosinistra appena presentato.

Questo è il motivo per cui l'istituzione delle elezioni primarie in Italia nel 2005 è stato un atto di grande coraggio che ha dato a tutto il centrosinistra una spinta da cui ripartire per rimettere il cittadino al centro della scena politica. Un'innovazione che, guardando agli avvenimenti degli ultimi anni, si è dimostrata fortemente rivoluzionaria in quanto ha contribuito a riportare al voto frange di elettori disamorate dalla politica permettendo la vittoria in elezioni che con candidati di partito avrebbero avuto ben altri risultati.

Gli stessi risultati di Napoli e Palermo, da molti considerati una sconfitta dell'istituzione delle primarie, dimostrano invece il contrario, e cioè che dove la compravendita mira ad inquinare il voto esistono potenti anticorpi che impediscono di sfruttare le elezioni primarie per mettere in piedi comitati di affari. La visibilità politica data dalle primarie, cioè, non solo premia i migliori ma tende anche a penalizzare in maniera forte chi, pur non meritandolo, esce vincitore dalle urne con meccanismi poco chiari. 

Quello che è successo a Roma, con l'approvazione della "Carta d'intenti" e del nuovo regolamento delle primarie, svilisce tutto questo.
E' già avvilente che si senta la necessità di cambiare le regole per sfavorire uno dei contendenti, chiunque esso sia, ma la cosa assume risultati paradossali quando per indebolire una parte si introducono norme che penalizzano tutti motivandole in maniera errata e capziosa.

Bersani il 6 ottobre dice "l'unica regola esistente che si cambia in corso d'opera è quella per permettere la partecipazione a Renzi". L'affermazione è falsa perchè lo statuto del PD recita "Qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale". Nessuno avrebbe potuto quindi comunque vietare a Renzi di partecipare alla primarie di coalizione tirandosi fuori dal PD, come indipendente di centrosinistra, tantopiù che lo stesso Renzi sta facendo una campagna senza simboli del suo partito, e quindi non sarebbe cambiato molto. Ma queste sono beghe del PD, e in effetti è giusto che se le risolvano loro: mi sembra demenziale che cambino una regola in corsa e che perdipiù lo facciano nemmeno in forma stabile ma transitoria (il cambiamento vale solo per queste elezioni) ma mi interessa relativamente.

Mi interessa di più quando, oltre a questa norma, inseriscono tutta un intelaiatura alle primarie che non è mai servita e di cui non si è mai parlato prima che i sondaggi rendessero palese una vittoria non agevole di Bersani. Mi interessa perché le primarie da strumento di partecipazione diventano resa dei conti interna al PD, che si dimostra ancora una volta partito egemone e dittatoriale nel voler comandare imponendo le proprie beghe agli alleati di coalizione. E da questo punto di vista Renzi, che non ha la mia simpatia programmatica, ha ragione da vendere: la politica in Italia muore proprio perché governata da soloni inamovibili che non riescono a vedere oltre il loro partitino e sfruttano la gente pro domo loro.

Le primarie, nate nel 2005 come strumento partecipativo, diventano nel 2012 strumento del quale limitare la partecipazione: dove non esiste più il candidato predestinato alla vittoria, lo si crea. Nel 2005 bastava presentarsi al seggio, versare un euro, fare una firma e votare, oggi è necessario "iscriversi all’albo degli elettori del centrosinistra [...] con procedure distinte dalle operazioni e dall’esercizio del voto" e andare a votare ben due volte per due settimane di fila (perché è stato introdotto anche il ballottaggio).

Mi piacerebbe soffermarmi sull'assurdità del regolamento in sé (in alcune regioni probabilmente ci si potrà iscrivere nei pressi del seggio e in altre no) ma il punto è un altro, e ben più importante di una norma o dell'altra, e cioè la capacità da parte dei singoli elettori di reagire di fronte all'ennesimo sopruso di una classe politica autoreferenziale che cambia le regole del gioco a suo piacimento e tratta l'elettore come utile idiota.

Io a tutto questo dico no e a queste primarie non andrò a votare.

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Sallusti e il finto moralismo dei giornalisti
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2012
Riassumiamo, per chiarezza, la storia che sta portando al “non arresto” di Sallusti.

18 Febbraio 2007.

Alessandro Sallusti è direttore responsabile di Libero, sul quale fa scrivere dei pezzi a nome Dreyfus a Renato Farina, costretto ad usare uno pseudonimo perché colpito da sospensione di un anno e richiesta di radiazione dall’ordine dei giornalisti per aver pubblicato notizie false in cambio di denaro dal Sismi.

Quel giorno su tutti i giornali viene pubblicato un fatto di cronaca: una ragazzina di 13 anni decide di abortire e, causa irreperibilità del padre, il giudice tutelare sentita la volontà della ragazza le concede il permesso di farlo.

La notizia viene pubblicata correttamente su vari quotidiani nazionali, ma non su Libero che affida appunto a Dreyfus il commento sul fatto, il quale, in pieno fervore antiabortista, scrive frasi di questo tenore:
Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via. Lei proprio non voleva. Si divincolava.”
“Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando: aborto coattivo. Salomone non uccise il bimbo, dinanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma dev’ essere roba superata, da antico testamento. Ora la piccola madre (si resta madri anche se il figlio è morto) è ricoverata pazza in un ospedale.Aveva gridato invano: «Se uccidete mio figlio, mi uccido anch’io».”
Sallusti non ritiene di pubblicare smentite a questo articolo.

Il resto è storia nota: il giudice diffamato decide di citare Libero in tribunale, Sallusti viene condannato in tre gradi di giudizio e rischia di (non) finire in carcere in quanto incensurato.

Farina, tirato in ballo, ammette di aver scritto l’articolo sostenendo “Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate.” (peccato che le notizie esatte fossero disponibili su ogni altro quotidiano e che lui non abbia mai pensato di smentire quello che aveva scritto) e poi dicendo “Sallusti non ha scritto quell’articolo, se qualcuno deve pagare, quello sono io” (peccato che, se anche fosse possibile, lui non potrebbe comunque essere condannato perché nel frattempo è diventato deputato del PDL).

La battaglia, ancor prima che di libertà di parola, è di civiltà. Può un giornale permettersi di diffamare persone? Può un direttore responsabile far scrivere articoli falsi a una persona pagata dai servizi segreti e sospesa dall’ordine dei giornalisti e non assumersene la responsabilità?

Riserviamo le battaglie per la libertà di opinione a chi, appunto, esprime opinioni e non a chi sistematicamente utilizza e fa utilizzare l’arma della diffamazione per colpire l’avversario. Nell’era dell’informazione, permettere di diffondere false informazioni significa distorcere il concetto di democrazia.

Il carcere per questi reati è eccessivo e proprio delle dittature? Può essere: ma perché nessuno dei paladini della libertà di espressione propone soluzioni alternative che non siano la semplice sanzione amministrativa, punitiva per i piccoli media e assolutamente inutile per chi ha alle spalle grossi interessi economici?

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permalink | inviato da herzog il 28/9/2012 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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